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BUKUMBI

BUKUMBI HOSPITAL
un nuovo reparto oculistico in Tanzania

DRG, taglio delle risorse, DDO, centri di costo, riduzione dei posti letto
…pensavamo a queste difficoltà quando ci siamo iscritti a Medicina?


Era un giorno come tanti quando, fra consensi informati, moduli e scartoffie, la nostra attenzione è stata attratta da un volantino, casualmente capitatoci fra le mani. Vi si parlava di una realtà sanitaria in Africa bisognosa d’aiuto.
Il sogno giovanile che pensiamo sopravviva ancora in tutti noi, magari offuscato dalla routine, ma ancora vitale, di dedicare le proprie energie esclusivamente alle cure dei malati, improvvisamente ci è apparso realizzabile, tanto da indurci a prendere contatti con quella lontana realtà.
Bukumbi è un piccolo villaggio della Tanzania, nel distretto di Manza, sulle rive del lago Vittoria, l’immenso lago dell’Africa equatoriale, con un diametro di circa trecento chilometri. Mwanza è il porto lacustre più importante della Tanzania, ed è capolinea di un ramo ferroviario della linea centrale che parte da Dar Es Salam.
E’ una cittadina attraente, circondata da colline rocciose, e ricopre una certa importanza commerciale giacché è da lì che partono i carichi dei prodotti coltivati nella fertile zona: cotone, tè e caffè. I dati sul numero di abitanti della città sono contrastanti: una cifra abbastanza attendibile sembra essere 400 mila persone, dell’etnia Wasukuma, la principale tribù tanzaniana.
A circa trecento chilometri da Mwanza, dopo aver percorso per circa un’ora e mezza una strada in parte asfaltata ed in parte sterrata e fortemente dissestata, si arriva all’ospedale di Bukumbi.
E’ un ospedale cosiddetto “di missione”, fino a poco tempo fa fatiscente e destinato ad essere chiuso. Dai pavimenti in cemento della sala operatoria si affacciava la terra, i pochi ferri erano arrugginiti e spaiati, mancavano acqua ed elettricità, igiene e sterilità erano puramente virtuali. Per contro la richiesta, anzi il bisogno assoluto, di sanità era ed è elevato.
Nonostante le piccole dimensioni, l’ospedale di Bukumbi ha un bacino di utenza di 250 mila persone, per lo più contadini poveri. Molti di loro sono affetti da malaria endemica, AIDS (17% della popolazione), tubercolosi, lebbra, parassitosi intestinale, affezioni delle vie aeree.
Spesso vivono in piccoli villaggi isolati e il loro unico riferimento per le cure per l’appunto Bukumbi, distante anche due giorni di cammino. Lavorare in queste condizioni può apparire di una difficoltà insormontabile, ma non per padre Franco Manenti, che nel 2001 ha deciso di assumere la direzione dell’Ospedale e raccogliere la sfida di migliorarlo.
Padre Manenti è un frate minore, medico chirurgo con un enorme bagaglio di esperienza accumulata al Fatebenefratelli di Milano ed ancora di più nei venti anni trascorsi in diversi paesi africani. Con l’aiuto dell’associazione Medici Volontari Italiani e di concittadini amici, si è immediatamente dedicato alla ristrutturazione del blocco operatorio e dei reparti. Pannelli solari, taniche per la raccolta dell’acqua, gruppi elettrogeni, frigoriferi per l’emoteca, ferri nuovi di zecca gli consentono ora di operare, anche di notte.
Nella nuova sala operatoria, oggi completamente piastrellata, con impianti luce ed acqua funzionali, porte in alluminio a chiusura ermetica, non è più un problema praticare un parto cesareo, intervenire in una occlusione intestinale o rimettere in sesto un ragazzo caduto da un albero.
Tutto ciò avviene in totale assenza di aiuti da parte del governo della Tanzania e davvero con pochi mezzi (solo da un anno padre Franco riesce a garantire il salario mensile al personale) ma la sua progettualità vulcanica ha in serbo altre iniziative.
Innanzitutto la realizzazione di un nuovo padiglione per la maternità, e poi la ristrutturazione della neonatologia e della pediatria, la modernizzazione del laboratorio di analisi, la sostituzione dei letti per i ricoverati.
Accanto alla riqualificazione di un piccolo ospedale rurale, è vivo in padre Franco il più ambizioso desiderio di trasformare Bukumbi in un ospedale polispecialistico, dove medici di diverse discipline possano prestare la propria opera, più volte nell’anno, per periodi di 2-3 settimane.
E’ stata, perciò, accolta con entusiasmo la nostra proposta di aprire a Bukumbi un reparto di Oculistica. Ma anche noi ci siamo scontrati con parecchie difficoltà, prima fra tutte quella di reperire l’attrezzatura indispensabile.
Tramite Medici Volontari Italiani siamo riusciti a recuperare prezioso materiale dalla dimissione degli ambulatori dell’ex Innocenti di Milano. Rimaneva il problema della sala operatoria: microscopio e ferri chirurgici sono notoriamente molto costosi.
Occorreva l’aiuto di tutti. In tempi di individualismo esasperato, siamo rimasti stupiti da quanto possa essere contagioso l’entusiasmo per una causa di solidarietà e quanto l’amicizia possa aumentarlo e diffonderlo.
Incoraggiati da chi ci stava vicino, nel novembre 2003 abbiamo organizzato a Mondovì (CN) una serata per far conoscere l’attività di Medici Volontari Italiani e il nostro progetto per Bukumbi, nell’intento di recuperare dei fondi. Obbiettivo raggiunto: nel gennaio 2004 l’attrezzatura completa partiva alla volta di Bukumbi. E a marzo il nostro piccolo gruppo, composto da Carlo, Guido e Speranza, raggiungeva l’ospedale di padre Franco.
La complessa opera di montare e rendere operativi sia l’ambulatorio oculistico che la sala operatoria, non sarebbe stata possibile senza le capacità tecniche di Guido e quelle organizzative di Speranza, la moglie di Carlo; ma il fatto è che dopo soli 5 giorni l’équipe chirurgica composta da Carlo e Giorgio (oculisti) e da Lucia (anestesista), era in grado di iniziare ad operare!
Sono seguite due settimane di intensa attività medico-chirurgica che ci hanno ripagato degli sforzi e dell’impegno.
Perché scalda il cuore e dà entusiasmo vedere pazienti ciechi da anni per catarratta bilaterale arrivare accompagnati da parenti e lasciare l’ospedale camminando tranquillamente da soli, con il sorriso della riconoscenza e la dignità non compromessa dalla povertà.
Si prova di nuovo la sensazione di essere davvero utili e partecipare al sogno di quel guerriero solitario che è padre Franco Manenti fa bene all’anima.
Inevitabilmente quando si dà col cuore, si riceve in cambio molto di più e di meglio, anche se ciò lascia sempre stupefatti noi uomini del Primo Mondo, troppo spesso immemori della fortuna che ci è toccata in sorte nascendo in questa parte della Terra.
Vivere una giornata senza lo stordimento dei media può rafforzare la capacità di ascolto, l’attenzione ai valori ed alle esigenze del nostro prossimo, così come la mancanza d’isteria nella gestione del tempo permette di recuperare gesti, azioni, rapporti autentici con le persone.
Si torna poi in Italia, ai compiti ed ai doveri di sempre, ma si porta con sé la lucida consapevolezza di chi ha visto, di chi non può più fingere di non sapere.

Portare una goccia sensibilizza sulle dimensioni del mare.

Quanti altri potranno e vorranno portare la loro?
E’ perciò che vi abbiamo raccontato questa storia.
Chi lo desiderasse può mettersi in contatto con:  info@ospedalehelp.org

Carlo Passeggi e Giorgio Coggi

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